Impatto Occupazionale

I posti di lavoro complessivi creati dall’Open Media Park, il Cluster e i Labs, ammonteranno a regime ad almeno 7.400 occupati complessivi considerando, di cui 1,200 occupati di forza lavoro diretta localizzata nel Park a regime, e 6.200 occupati di indotto generico e d’innovazione, per mezzo di un forte impatto positivo sull’aumento della capacità competitiva dell’intera filiera mediale regionale rispetto ad altre regioni italiane ed altri paesi europei.

Occupati Diretti

I posti di lavoro che verranno creati all’interno delle strutture del Park ammontano rispettivamente a 230 unità per quanto concerne studenti e addetti dell’Open Media Hub e Cluster, mentre i 23 teatri di posa degli Open Media Labs impiegheranno a regime oltre 450 lavoratori all’anno e 500 occupati nei vari spazi direzionali, uffici e laboratori di servizi all’audiovisivo e nel residence alberghiero, per un totale di 1.200 occupati diretti localizzati nel Park a regime.

Indotto Occupazionale Generico

Ad esso si aggiungono 2.100 occupati di indotto occupazionale generico, generato sotto forma di servizi ordinari richiesti dai nuovi occupati, ovvero residenze, strutture ricettive, servizi alla persona. In una logica di interdipendenze strutturali, che derivano dall’aumento dei livelli di produttività presso le strutture e le iniziative realizzate, è possibile stimare un moltiplicatore che si aggira su un valore di 1,8 e che si traduce in termini di posti generati in un ammontare stimabile in 2100 unità (Fonte: Rapporto CERM 2009).

Indotto Occupazionale d’Innovazione

Ma l’indotto più importante creato dal Park, Labs e Cluster, è quello stimabile in 4.100 occupati di indotto d’innovazione nel settore mediale digitale e audiovisivo nella Regione Lazio e Provincia di Roma, per mezzo di un forte impatto positivo sull’aumento della capacità competitiva dell’intera filiera mediale regionale rispetto ad altre regioni italiane ed altri paesi europei. Molti studi provano l’effetto moltiplicatore fino a 5 volte del settore Internet (vedi articolo su La Stampa)

Tale impatto è il prodotto dalle forti sinergie prevedibili fra un enorme centro di produzione, come il Park e i Labs, e un centro d’innovazione di classe mondiale, centrato sul innovazione aperta (“open Innovation”) e emergenti standard web aperti (html5 etc.), come il Cluster. Tali interventi creano, riconosciutamente, notevoli effetti indiretti di aumento della capacità competitiva, knowledge transfer e aggiornamento professionale per l’intero distretto territoriale del settore mediale e audiovisivo delle aree circostanti.

L’Open Media Cluster aspira a divenire una sorta di AppCampus (centro d’innovazione creato da Nokia e Microsoft in Finlandia) ma centrato sulla piattaforma OTT dell’open web platform e promosso da primari attori mediali produttori, detentori e aggregatori di contenuti italiani che decideranno di contrastare (come già nelle intenzioni di iniziative quali Edicola Italiana,  Associazione IPTV, o Tivù, ed altri) la predominanza delle piattaforme di distribuzione e OTT proprietari esteri, andando a creare assieme una massa critica di sviluppatori, contenuti e tecnologie multi-piattaforma, anche proprietarie, basate sull’open web platform.

Il Park è il più grande investimento in strutture produttive e d’innovazione mediali e audiovisive, dalla Fondazione di Cinecittà nel 1937 e, per di più, completamente privato. Il Park avrà un effetto d’innovazione e qualità effettiva e percepita di grande impatto, coadiuvata da servizi molto efficienti e a basso costo, che attrarrà produzioni europee e convincerà molte produzioni regionali a non migrare in altre regioni o altri paesi.

Stando agli ultimi dati 2010 (1), l’occupazione nel settore televisivo, anche con una riduzione delle delocalizzazioni delle fiction, ha visto nell’ultimo anno un calo del 10% (rispetto ad un aumento del 17% del cinema) dovuto, tra l’altro, alla bassa innovazione e lentezza dei grandi produttori audiovisivi e broadcaster nel convergere i propri prodotti audiovisivi nel nuovo contesto cross-mediale e multi-piattaforma – sempre più dominato da Internet e il Web – verso i quali è in corso da tempo la rapida migrazione delle risorse pubblicitarie, e in prospettiva degli abbonamenti a pagamento con servizi come Netflix, Amazon, Itunes, Hulu e Youtube.

L’impatto occupazionale d’innovazione va calcolato non solo sui 40.000 occupati circa nel settore audiovisivo della Regione Lazio, 36% del nazionale, ma anche sulle decine di migliaia di occupati in contenuti web, Internet, gaming, informatica legati all’intrattenimento, pubblicità o pubbliche relazioni – settori a forte crescita. Va considerata inoltre la portata globale dell’iniziativa, che coinvolge il settore della produzione associandolo a quelli in espansione di videogames, sviluppo software, contenuti ed applicazioni multi-piattaforma, Web Tv e mobile.

Il Park avrà inoltre un notevole impatto sulla riduzione dei processi di delocalizzazione della produzione audiovisiva.Tale delocalizzazione, che negli ultimi anni ha portato una media del 20% dei contratti stagionali di lavoro all’estero, è causata – oltre che da salari più bassi – da un’offerta di servizi e infrastrutture tecniche dell’audiovisivo a Roma che non è competitiva in termini di efficienza, costi e innovazione, e una forza lavoro non aggiornata. Il Park e i Labs andrebbero a compensare tale differenziale con altri paesi Europei, aumentando le produzioni italiane ed europee che gireranno nel Lazio. Nel caso della realtà laziale, in cui risulta ubicato il 60% dell’intero personale impegnato nella produzione audiovisiva in Italia, tale effetto risulta potenzialmente capace di esprimersi in misura ancora più sensibile.

In questo caso i livelli occupazionali aggiuntivi, che derivano dalle modificazioni introdotte nel tessuto economico di riferimento dagli interventi previsti per la realizzazione del Park,  ammontano in fase di regime ad oltre 2600 unità d’indotto occupazionale d’innovazione, che include l’effetto benefico che l’innovazione tecnologica del settore audiovisivo laziale porterà in direzione del mantenimento in Italia dei posti che la crisi economica e la delocalizzazione stanno portando via dal nostro Paese, per un totale stimabile in 20.000 giornate lavorative recuperate su 94mila giornate perse nel 2010 verso la delocalizzazione. Una significativa riduzione della dinamica della delocalizzazione produttiva determinerebbe tra l’altro il recupero di decine di milioni di euro investiti in altri stati, dei quali circa 20 milioni sono riconducibili al mancato reddito per i lavoratori italiani dell’audiovisivo e ulteriori 25 milioni sono determinati dalle perdite di oneri e tasse per le casse dell’erario.

A ciò si aggiunge che gli investimenti in strutture a carattere formativo quali l’Open Media Cluster generano circa il 20% di occupazione aggiuntiva, assumendo che tale quota possa trovare impiego negli ambiti delle azioni formative intraprese. Nel caso dell’Open Media Park sono stimabili complessivamente circa 480 studenti all’anno, che derivano rispettivamente dai futuri studenti del Sae Institute (250 unità), dall’attivazione di appositi master da parte della facoltà di Scienze della comunicazione (70-80 unità), dai corsi della facoltà di Informatica (70-80) e altrettanti futuri studenti dell’innovativo Istituto per delle Tecnologie Audiovisive Aperte (circa 70-80 unità) – escludendo dunque il liceo dell’audiovisivo i cui diplomati verranno verosimilmente assimilati dai corsi di istruzione superiore – per un totale di circa 500 studenti all’anno ed un conseguente impatto di circa 90-100 posti di lavoro ulteriori. Non essendo sempre possibile distinguere nettamente fra effetti occupazionali indiretti ed effetti indotti, si è preferito far riferimento congiuntamente alle due categorie. Per gli interventi a carattere formativo si è in genere assunto che il 20% circa dei formati possa trovare una occupazione stabile in dipendenza delle azioni formative intraprese. Tale parametro appare pressoché in linea con quelli desumibili delle passate esperienze delle iniziative attivate, ad esempio, con il FSE.

Il metodo utilizzato per calcolare gli effetti occupazionali si fonda su parametri tratti da indagini statistiche (regionali o locali, ufficiali o non ufficiali), verifica degli indicatori di risultato ed impatto (nella misura in cui essi si riferiscano ad effetti occupazionali) ed sulla passata esperienza di valutazione di interventi strutturali analoghi anche in altri Paesi. Le stime sono state riferite all’occupazione diretta, ovvero al numero di addetti creati o mantenuti presso la struttura o l’iniziativa realizzata; ed all’occupazione indiretta e/o indotta, ossia all’occupazione che deriva da: aumento dei livelli di attività presso le strutture o iniziative realizzate, in una logica di interdipendenze strutturali; e modificazioni introdotte nel tessuto economico di riferimento dagli interventi della misura.

Il mercato occupazionale dell’audiovisivo in Italia e nel Lazio

L’industria cinematografica e radiotelevisiva conta un totale di 110.608 addetti nel 2010 (fonte: ENPALS), il 41% del totale lavoratori dello spettacolo (lo stesso comparto è stimato dall’Istat in  oltre 200.000 addetti.). I settori dello spettacolo vengono classificati in cinema, musica, teatro, radio TV, trattenimenti vari e spettacoli polivalenti: ai fini di questa trattazione verranno considerati esclusivamente i settori cinema e radio TV.

La tipologia degli addetti varia in base al settore di attività dell’impresa. Il gruppo più consistente dei settori cinema e radio televisione è quello degli attori (48.364), seguito dagli impiegati (27.541), il 62% del totale del solo comparto radiotelevisivo. La maggior parte degli addetti che lavorano nel settore cinema e radio TV è localizzata nel Lazio (60%) ed è pari a 66mila addetti.

Delimitando l’analisi alla sola attività di produzione audiovisiva nazionale il numero dei lavoratori scende a 7.033, dei quali 4.294 (62%) sono impiegati nelle società di produzione di fiction (Fonte: Fondazione Rosselli su dati CERVED).

La maggior parte degli addetti nell’audiovisivo, 5.774, è localizzata nel Lazio e di questi 3.570 lavorano in società di produzione di fiction (83% del totale nazionale).